“Se non schiacciamo il fascismo sarà il fascismo a schiacciare noi”

1235107_592811744094535_192737202_aComunicato della sinistra greca, Kokkino, membro di Syriza, sull’uccisione di Paul Fyssas.

L’assassinio a sangue freddo di Paul Fyssas di 34 anni, da parte dei nazisti di Alba Dorata è l’inizio di un’era completamente nuova nell’azione dei fascisti. Dopo l’attacco criminale ai membri del Partito comunista a Perama ,qualche giorno prima, l’assassinio dell’antifascista Paul Fyssas è oggi una dichiarazione aperta di guerra dei fascisti contro la sinistra e il movimento operaio.

I membri di Alba Dorata non sono più soddisfatti della logica dei “Keadas” e di avere come obiettivo gli strati più deboli della società (immigrati, omossessuali etc.) ma passano adesso a colpire i loro nemici naturali: il movimento operaio e la gioventù, insieme all’intera sinistra.

La brusca scalata della violenza fascista non è così aleatoria e spontanea, perché si manifesta in un periodo di crescita delle lotte attraverso gli scioperi contro il memorandum; un periodo che è anche di rafforzamento dell’influenza della sinistra, nel quadro di una apparente impasse del governo.

Di fatto, Alba Dorata punta allo schiacciamento del movimento operaio e della sinistra per dimostrare così la propria utilità al padronato (i capitalisti, i banchieri, la Troika) e per guadagnare totalmente la loro fiducia. L’eserciti di assassini e la canaglia, guidata qualche giorno fa da Kasidiaris a Meligalas, è pronta ad agire e a provare così che può essere utile. La sua utilità non si limita soltanto a compiere omicidi e ad attaccare la sinistra ma a dimostrare a coloro che governano che possono contare sui neo-nazisti nella prospettiva di dissuasione, destabilizzazione o rovesciamento di un eventuale governo delle sinistre. Va in questo senso ciò che è stato detto e scritto alcuni giorni fa da “rinomati giornalisti” sul bisogno di cooperazione tra le “forze conservatrici” ed Alba Dorata, al fine di evitare un “governo delle sinistre”.

Con la rivoluzione, no all’intervento in Siria

1238341_538639582868541_1785113050_nDichiarazione di Socialisti Rivoluzionari (Egitto) – Corrente della Sinistra Rivoluzionaria (Siria) – Unione dei comunisti (Iraq) – Al-Mounadil-a (Marocco) – Forum socialista (Libano) – Lega della Sinistra Operaia (Tunisia).

Pubblicato il 31 agosto, 2013 in inglese sul sito al-Manshour.

Oltre 150 mila persone sono state uccise, centinaia di migliaia di feriti e disabili, milioni di sfollati dentro e fuori la Siria. Città, villaggi e quartieri sono stati distrutti completamente o in parte, utilizzando tutti i tipi di armi, tra cui aerei da guerra, missili Scud, bombe e carri armati, tutti pagati con il sudore e il sangue del popolo siriano. Tutto ciò con il pretesto di difendere la patria e di raggiungere l’equilibrio militare con Israele (la cui occupazione del suolo siriano è, in realtà, protetta dal regime siriano, che non è riuscito a rispondere a nessuna delle sue continue aggressioni).

Eppure, nonostante le enormi perdite e le calamità inflitte su tutti i siriani, nessuna organizzazione internazionale, nessuno Stato più o meno importante ha sentito il bisogno di offrire solidarietà concreta o di sostenere i siriani nella loro lotta per i più elementari diritti, la dignità umana e la giustizia sociale.

L’unica eccezione è stata quella di alcuni paesi del Golfo, più in particolare il Qatar e l’Arabia Saudita. Tuttavia, il loro scopo era quello di controllare la natura del conflitto e guidarlo in una direzione settaria, snaturando la rivoluzione siriana e puntando a farla abortire, essendo intimamente preoccupati che la fiamma rivoluzionaria raggiunga i loro lidi. E così hanno sostenuto gruppi oscurantisti Takfiri [propaggini violente del movimento salafita n.d.t.], provenienti per la maggior parte dai quattro angoli del mondo, per imporre una visione grottesca di governo basata sulla sharia islamica. Questi gruppi sono stati sempre più impegnati in massacri terrificanti contro i cittadini siriani che si opponevano alle loro misure repressive e alle aggressioni nelle aree sotto il loro controllo o sotto attacco, come nel recente esempio dei villaggi nelle campagne della Latakia.

Un ampio blocco di forze ostili, provenienti da tutto il mondo, sta cospirando contro la rivoluzione del popolo siriano, scoppiata in contemporanea con le rivolte che si sono diffuse in larga parte della regione araba e nel Maghreb negli ultimi tre anni. Le insurrezioni popolari miravano a porre fine a una storia di brutalità, ingiustizia e sfruttamento e ottenere i diritti di libertà, dignità e giustizia sociale.

Tuttavia, ciò ha portato non solo le brutali dittature locali, ma anche la maggior parte delle forze imperialiste a cercare di perpetuare il furto della ricchezza del nostro popolo, insieme alle classi e alle forze reazionarie in tutte quelle zone e nei paesi circostanti.

Per quanto riguarda la Siria, l’alleanza che combatte contro la rivoluzione popolare comprende una miriade di forze settarie reazionarie, guidate dall’Iran e le milizie confessionali in Iraq, e, con grande rammarico, le forze d’attacco di Hezbollah, che sta affogando nel pantano della difesa di un regime dittatoriale profondamente corrotto e criminale.

Questa spiacevole situazione ha colpito anche una parte importante della sinistra tradizionale araba con radici staliniste, sia in Siria stessa o in Libano, in Egitto, e nel resto della regione araba – e in tutto il mondo – che è chiaramente sbilanciata verso l’alleanza miserabile che circonda il regime di Assad. La giustificazione è che alcuni lo vedono come “resiliente” o addirittura come un regime di “resistenza”, nonostante la sua lunga storia – attraverso tutta la sua permanenza al potere – di tutela dell’occupazione sionista delle alture del Golan, la sua costante sanguinosa repressione dei vari gruppi di resistenza ad Israele, sia palestinesi che libanesi (o siriani), rimanendo inattivo e servile fin dalla guerra dell’ottobre 1973, riguardo le aggressioni israeliane nei territori siriani. Questo pregiudizio avrà gravi ripercussioni sulla posizione delle persone comuni siriane riguardo alla sinistra in generale.

Le Nazioni Unite e il Consiglio di Sicurezza in particolare, non sono stati in grado di condannare i crimini di un regime, che il popolo siriano ha respinto continuamente e pacificamente per più di sette mesi, mentre le pallottole dei cecchini e gli shabbiha [milizie armate in abiti civili a sostegno del regime di Assad n.d.t.] hanno colpito i manifestanti uno per uno e giorno dopo giorno e, mentre gli attivisti più influenti sono stati imprigionati e sottoposti alle peggiori forme di tortura e di eliminazione nelle prigioni e nei centri di detenzione. Per tutto il tempo, il mondo è rimasto completamente in silenzio e in uno stato di passività totale.

La situazione è rimasta la stessa con poche differenze dopo che il popolo rivoluzionario ha deciso di prendere le armi e l’emergere di quello che è divenuto noto come Esercito siriano libero (ESL) – il cui comando e i cui soldati provenivano in larga parte dall’esercito regolare. Ciò ha portato alla orribile escalation dei crimini da parte del regime.

L’imperialismo russo, il più importante alleato del regime baathista di Damasco, che gli fornisce tutti i tipi di sostegno, rimane in guardia per bloccare qualsiasi tentativo di condannare questi crimini nel Consiglio di Sicurezza. Gli Stati Uniti, d’altra parte, non trovano particolari problemi nella continuazione dello status quo, con tutte le ripercussioni evidenti e la distruzione del paese. Ciò nonostante le minacce e le intimidazioni utilizzati dal presidente degli Stati Uniti, ogni volta che qualcuno nell’opposizione solleva la questione dell’uso di armi chimiche da parte del regime, fino all’ultima escalation, quando si è ritenuto che si fosse attraversata una “linea rossa”.

E’ chiaro che Obama, che dà l’impressione di portare a compimento le sue minacce, si sarebbe sentito in grande imbarazzo se non lo avesse fatto, dal momento che ciò avrebbe avuto non solo un impatto negativo sul presidente, ma anche sull’immagine dello stato potente e arrogante che detiene agli occhi dei paesi arabi asserviti e del mondo intero.

L’attacco imminente contro le forze armate siriane è guidato in sostanza dagli Stati Uniti. Tuttavia, esso si verifica con la comprensione e la cooperazione dei paesi imperialisti alleati, anche in assenza di legittimazione attraverso la solita farsa, conosciuta come legittimità internazionale (vale a dire le decisioni dell’ONU, che era e rimane rappresentante degli interessi delle grandi potenze, che siano in conflitto tra loro o in alleanza, a seconda delle circostanze, delle differenze, e degli equilibri). In altre parole, l’attacco non attenderà il Consiglio di sicurezza a causa del veto russo-cinese annunciato.

Purtroppo, molti nell’opposizione siriana stanno puntando su questo attacco e sulla posizione degli Stati Uniti in generale. Essi ritengono che questo creerebbe loro un’opportunità per prendere il potere, saltando il movimento, le masse e la loro decisione indipendente. Non dovrebbe essere una sorpresa, quindi, che i rappresentanti di questa opposizione e dell’ESL non hanno avuto riserve sulla fornitura di informazioni agli Stati Uniti circa gli obiettivi proposti per l’attacco.

In tutti i casi, sosteniamo quanto segue:

  • L’alleanza imperialista occidentale colpirà diverse posizioni e le parti vitali delle infrastrutture militari e civili in Siria (con diverse vittime, come al solito). Tuttavia, come è stato annunciato, gli attacchi non saranno destinati a rovesciare il regime. Essi sono semplicemente destinati a punire, nelle parole di Obama, la leadership siriana corrente e salvare la faccia per l’amministrazione degli Stati Uniti, dopo tutte le minacce concernenti l’uso di armi chimiche.
  • Le intenzioni del presidente Usa di punire la leadership siriana non derivano, in qualsiasi modo o forma, dalla solidarietà di Washington con la sofferenza dei bambini che sono caduti nelle stragi Ghouta, ma dal suo impegno per quello che Obama chiama gli interessi vitali degli Stati Uniti e la sicurezza del loro territorio, oltre agli interessi e la sicurezza di Israele.
  • L’esercito siriano e i suoi alleati regionali, guidati dal regime iraniano, non avranno abbastanza coraggio, molto probabilmente, per compiere ciò che sembrava essere minacciato dai suoi alti funzionari, cioè che qualsiasi attacco occidentale contro la Siria avrebbe infiammato tutta la regione. Ma questa opzione rimane sul tavolo, come opzione finale con risultati catastrofici.
  • L’imminente aggressione imperialista occidentale non intende sostenere la rivoluzione siriana in alcun modo. Avrà lo scopo di spingere Damasco al tavolo delle trattative e consentire a Bashar al-Assad di ritirarsi dalla scena, mantenendo il regime in atto, allo stesso tempo migliorando notevolmente le condizioni per rafforzare la posizione dell’imperialismo USA contro l’imperialismo russo nella futura Siria.
  • Quanto più coloro che partecipano alla mobilitazione popolare in atto – che sono più coscienti, leali, e dediti al futuro della Siria e del suo popolo – realizzeranno questi fatti, le loro conseguenze, i risultati, e agiranno di conseguenza, tanto più ciò contribuirà ad aiutare il popolo siriano a scegliere con successo una vera direzione rivoluzionaria. Nel processo di una lotta ingaggiata sulla base degli interessi attuali e futuri del loro popolo, ciò produrrebbe un programma radicale, coerente con quegli interessi, che potrebbe essere promosso e messo in pratica sulla strada della vittoria.

No a tutte le forme di intervento imperialista, sia da parte degli Stati Uniti che della Russia.

No a tutte le forme di intervento settario e reazionario, sia da parte dell’Iran che dei paesi del Golfo.

No all’intervento di Hezbollah, che merita la nostra massima condanna.

Basta con tutte le illusioni circa l’imminente attacco militare degli Stati Uniti.

Aprire i depositi di armi per il popolo siriano a lottare per la libertà, la dignità e la giustizia sociale.

Vittoria per una Siria libera e democratica e sempre abbasso la dittatura di Assad e tutte le dittature.

Viva la rivoluzione del popolo siriano.

Cronaca di un intervento (molto) annunciato

siria_1Per essere chiari: siamo completamente e indubbiamente contro qualsiasi intervento militare di Stati uniti e alleati contro la Siria. Siamo state/i in prima fila negli ultimi 20 anni nel denunciare questo tipo di interventi (dall’Iraq alla ex-Jugoslavia, dall’Afghanistan alla Somalia, dalla Libia al Mali e tanti altri) e ci siamo mobilitate/i per contrastarli – in particolare per denunciare e contrastare il contributo politico, militare e finanziario del nostro paese a tali interventi. Sembra una banalità, ma non è così: in primo luogo perché è bene ricordarlo a noi stesse/i e a chi vuole ascoltarci; in secondo luogo perché altri non possono rivendicare tale coerenza – pensiamo al grande attivismo attuale dei pochi militanti del PdCI, che sembrano non ricordare (o forse preferiscono rimuovere…) il contributo del loro partito ai bombardamenti su Belgrado; o a chi ha preferito salvare il soldato Prodi di fronte al rinnovo della missione militare in Afghanistan….

Gli ultimi giorni sembrano aver aperto la strada ad una possibile escalation dell’intervento militare diretto in Siria, attraverso una qualche forma di bombardamento di Usa e alleati.
Il terribile attacco con armi chimiche nella zona di Ghouta a Damasco sembra rappresentare per la diplomazia internazionale e per gli ipocriti governi occidentali un evento da cui non possono prescindere e al quale devono in qualche modo «rispondere».
Naturalmente non possiamo sapere con certezza chi siano i responsabili dell’uso di gas contro la popolazione siriana – ma in fondo questa tragedia non cambia sostanzialmente quanto avviene in quel paese (e le responsabilità criminali del regime, non solamente negli ultimi due anni di repressione e massacri), anche se potrebbe provocare un salto di qualità nella guerra in corso.
Abbiamo visto troppe volte le menzogne e le bufale della propaganda di guerra per poterci fidare dei vari Kerry, Cameron e amici loro. Allo stesso tempo ci fanno sorridere – per non dire che ci disgustano – i falsi ingenui che prendono automaticamente per buone le rivelazioni del regime di Assad che ha immediatamente ritrovato i bidoni di armi chimiche nei tunnel scavati dai «ribelli» – come se questa non fosse propaganda alla stessa stregua e con la stessa mancanza di credibilità.
L’intervento diretto di Usa e alleati potrebbe quindi scattare, malgrado questo intervento non sia stato davvero perseguito da Obama e la sua amministrazione – che anzi continua ad avere molti dubbi e a inviare al regime di Assad, ai suoi protettori e al mondo intero segnali contraddittori.
Obama continua a parlare della «necessità di un consenso della comunità internazionale», ma questa è una frase che non significa nulla – soprattutto in bocca a chi si sente in qualche modo il rappresentante legittimo, morale prima ancora che politico, di tale «comunità» inesistente. Allo stesso tempo cerca segnali precisi che provengono da Russia e Cina, dichiaratamente contro ogni intervento diretto – ma pronte a prenderne atto con proteste formali e nessuna conseguenza seria sul piano delle relazioni diplomatiche, come già successo più volte anche negli ultimi anni, mentre continueranno a fornire armi e supporto tecnico al regime siriano.

A discapito della scarsa voglia di imbarcarsi in un’avventura di cui non riescono a prevedere conseguenze a corto e lungo periodo, Usa e alleati potrebbero comunque alla fine decidere per un intervento «limitato» – più simile ai bombardamenti su Somalia e Uganda che non alla «missione» in Kosovo.
Questo intervento peggiorerebbe ancor più di quanto già sia tragica la situazione in Siria, per diversi motivi: in primo luogo, come sempre avviene, la solita «chirurgia» di guerra statunitense e alleata porterà nuovi lutti alla popolazione siriana che si vuole «liberare», come succede ogni giorno in Afghanistan e come è successo in Iraq, Kosovo, Libia ecc… – con altre migliaia di profughi che fuggiranno dalle zone bombardate; secondo, pur causando danni alle forze militari del regime, non sarebbe in grado (ne si spingerebbe a farlo) di renderle inoffensive – anche perché ci sarebbe comunque un aumento delle forniture e del sostegno da parte di Russia e Iran; terzo, il regime ricompatterà le sue fila e riceverà nuovi consensi in Siria e fuori dalla Siria; quarto ci sarà sicuramente una recrudescenza degli scontri armati – anche tra le file dell’opposizione, perché diversi gruppi cercheranno di garantirsi una migliore posizione per i giorni dopo l’intervento; infine, aumenterà il rischio di un contagio regionale, che si estenderebbe direttamente al Libano e poi ad altre regioni, forse fino all’Egitto.
Per tutto questo siamo contro ad un intervento militare in Siria, diretto e messo in atto da chi si presenta come gendarme del mondo non avendone alcun titolo.

Dicendo che siamo contro l’intervento straniero in Siria dobbiamo ricordare che questo già è in corso, da parte di diversi soggetti: mentre la frastagliata opposizione siriana viene nei suoi diversi gruppi sostenuta da Arabia Saudita, Qatar, Turchia e dagli stessi paesi della Nato, il regime di Assad ha goduto di un sostegno fondamentale di Russia e Iran, oltre che di quello sul campo dei miliziani di Hezbollah – che in diversi casi hanno risolto battaglie importanti per la tenuta militare del regime.
Queste diverse agende hanno da una parte consentito al regime di Assad di continuare a sopravvivere e a continuare ad ammazzare, distruggere, imprigionare – e dall’altra hanno in qualche modo «ucciso» la rivoluzione siriana, consentendo a gruppi minoritari ma meglio equipaggiati di avere egemonia sul campo, mettendo fuori gioco non solo le forze laiche e democratiche, ma anche in molti casi i Comitati locali della stessa rivoluzione, oltre a provocare rotture pericolose con le popolazioni e i gruppi kurdi.
In fondo questa situazione di «equilibrio» bellico – dove il regime non può pensare di tornare ad una situazione precedente il marzo 2011 e le opposizioni non sono in grado di vincere militarmente – è la migliore possibile per tutti questi attori che possono continuare a condurre i loro giochi politico-strategici sulla pelle delle e dei siriane/i.

Onestamente non riusciamo a credere davvero ad un intervento non militare di una «comunità internazionale» che non riesce nemmeno a organizzare un piano di aiuti umanitari degno di questo nome, che almeno protegga rifugiati e bambine/i con una «pacifica invasione» di forze disarmate e di sostegno alla popolazione. Non riusciamo a credere ad una diplomazia internazionale capace di proporre una «soluzione politica» che non sia il salvataggio del regime magari sacrificandone il simbolo (Bashar) per mantenere un attore che ha garantito un equilibrio regionale favorevole a Israele e quindi agli stessi Stati Uniti.
Per questo non riusciamo a lanciare appelli al «dialogo» e a «conferenze internazionali» che oggi sarebbero gestite dagli stessi soggetti statali e non che hanno le principali responsabilità nella distruzione della Siria.
Dichiararsi oggi con forza contro l’intervento Usa e alleato – contro i bombardamenti più o meno «mirati» e contro ogni altra misura di guerra – per noi non può infatti prescindere da una chiara, sincera e forte denuncia dei crimini del regime e dal sostegno alle ragioni della rivoluzione siriana. E in Italia questo significa stare insieme alle siriane e ai siriani che denunciano tali crimini e si mobilitano per la libertà e la dignità in Siria: sappiamo che molte/i di loro approveranno un eventuale intervento Usa: non condividiamo in alcun modo questa loro posizione, anche se comprendiamo quelle/i che sinceramente pensano che questo possa dare una tregua alle sofferenze della popolazione siriana. Per quanto abbiamo detto, non ne siamo convinte/i – e comunque ci sono ragioni politiche globali che rendono un eventuale intervento pericoloso e drammatico per tutte/i, siriane/i in primo luogo.
Vorremmo che si alzassero tante voci anche in Italia e in Europa che dicano con chiarezza che non accetteranno una nuova guerra occidentale in medioriente e che non accettano più di stare in silenzio di fronte ai crimini di Assad e del suo regime – e che per questo moltiplicheranno ogni iniziativa di sostegno alla popolazione siriana e alle forze di opposizione democratiche. Prima di tutto non lasciandole sole.

Articolo di Piero Maestri, dal sito ilmegafonoquotidiano.it